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Operazione "Infinito": condanne confermate in appello

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Sentenze confermate. La Corte d’Appello di Milano ha confermato, nei giorni scorsi, le 110 condanne pronunciate in primo grado nel processo nato dall’operazione "Infinito", la prima indagine che aveva evidenziato il radicamento della 'ndrangheta al Nord. Per una quarantina di imputati, invece, le pene sono state ridotte. Tra le pene ridotte dalla prima Corte d’Appello quelle inflitte a Cosimo Barranca (da 14 a 12 anni di carcere), ritenuto dagli inquirenti il capo della 'localè di Milano; ad Alessandro Manno (da 16 anni a 15 anni e tre mesi), considerato il responsabile del clan di Pioltello e punito con la condanna più severa; a Vincenzo Mandalari, capo della locale di Bollate (da 14 anni a 12 anni e otto mesi); a Pasquale Zappia nominato 'capo del capi' in una riunione a Paderno Dugnano nel centro Falcone – Borsellino (da 12 anni a 9 anni). E' stata invece confermata la condanna a un anno e quattro mesi per Giovanni Valdes, in passato sindaco

Cos'è la legalità per gli studenti lombardi?

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La scorsa settimana in consiglio regionale è stata celebrata la Giornata regionale dell’impegno contro le mafie e in ricordo delle vittime, istituita dalla legge regionale 2/2011. Nel corso dell'iniziativa è stato presentato anche il questionario sulla percezione del tema della legalità da parte di circa 3mila studenti lombardi di 28 scuole superiori rappresentative di tutte le province lombarde, predisposto da Eupolis Lombardia per conto dell'Osservatorio regionale sulla legalità . I risultati sono interessanti e meritano un approfondimento : va anzitutto notato che nei ragazzi emerge un clima di sfiducia nei confronti delle istituzioni , con quasi la metà del campione intervistato che giudica lo Stato assente e poco attivo nel fronteggiare l’illegalità. Nello stesso tempo , il 70% degli studenti intervistati giustifica l’utilizzo dei mezzi pubblici senza biglietto, l’88% non giudica grave scaricare illegalmente musica da internet, per il 50% non è grave consumare dro

Inchiesta Briantenopea: i fatti (e le persone) che riguardano Brugherio

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In questi giorni i giornali hanno approfondito con maggior dettaglio i contorni dell'inchiesta Briantenopea, scattata la scorsa settimana , che ha visto il coinvolgimento di alcuni ex amministratori di Monza e la scoperta di una "enclave" della camorra in Brianza, che si è fatta spazio in un territorio dove si è anche radicata la 'ndrangheta. Noi la scorsa settimana abbiamo pubblicato due post sulla vicenda: qui avevamo dato le prime notizie dell'inchiesta, qui avevamo fatto riferimento anche ad una rapina avvenuta a Brugherio. Come abbiamo scritto all'inizio del post, ora emergono ulteriori elementi, che ci danno il quadro dei fatti e delle persone che riguardano la nostra città. La maxi inchiesta è partita da due distinte indagini dei Carabinieri di Arcore e Brugherio , con riferimento ad alcune rapine a mano armata commesse da alcuni esponenti poi arrestati nell'inchiesta. Due di queste rapine, nel marzo del 2010, riguardano due locali di Bru

Inchiesta Briantenopea: c'è anche una rapina a Brugherio nelle indagini

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Stamattina vi abbiamo dato conto ( qui ) delle indagini che hanno coinvolto l'ex assessore monzese Giovanni Antonicelli. Nel corso della giornata, grazie alla conferenza stampa alla presenza del pm della Procura di Monza Salvatore Bellomo e dei vertici milanesi e monzesi dell'Arma, si sono avute ulteriori informazioni, che riguardano anche Brugherio. Infatti si è scoperto che l'indagine "Briantenopea" ha avuto inizio nel 2010 , da una rapina ad un punto Snai a Gorgonzola nel mese di maggio, a cui sono seguiti altri simili episodi, uno dei quali avvenuto proprio ai danni di un bar di Brugherio . Grazie ad intercettazioni e pedinamenti è emersa l'operatività di una "radicata associazione per delinquere composta, prevalentemente, da soggetti italiani di origine campana di elevato spessore criminale, in contatto con esponenti di clan camorristici del napoletano come Gionta e Mariano. Il nome più in evidenza è quello di Giuseppe Esposito", a

Inchiesta Briantenopea: arresti a Monza

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l'ex assessore monzese Giovanni Antonicelli - foto da www.ilcittadinomb.it Una nuova inchiesta in Brianza su contatti tra camorra e politica e sulla presenza della criminalità al Nord. L'inchiesta si chiama Briantenopea, e oggi ha portato all'esecuzione di trentasette ordinanze di custodia cautelare, in Brianza e in Campania . Questi i reati: associazione a delinquere finalizzata alla commissione di rapine, estorisioni, usura, furti, ricettazione, riciclaggio, spendita di banconote false, detenzione di sostanze stupefacenti e di armi e reati contro la pubblica amministrazione. L'indagine ha svelato che nel nonzese esisteva una radicata presenza della camorra, un'organizzazione composta in gran parte da soggetti di origine campana in contatto diretto con clan partenopei del calibro dei Gionta e Mariano. Tra gli arrestati c'è anche l'ex assessore del Comune di Monza Giovanni Antonicelli, che nella ex giunta di centrodestra guidata da Marco Mari

I numeri dell'economia mafiosa in Lombardia

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La mappa dei clan della criminalità organizzatain Lombardia Cliccare sull'immagine per ingrandire Il Pil nero della Lombardia vale 3,7 miliardi di euro. E questo è il valore medio. Perché, secondo la stima più elevata, i ricavi complessivi dell'economia illegale in Regione potrebbero essere superiori ai 5,2 miliardi. E' quello che emerge da uno studio de Il Corriere della Sera pubblicato oggi sull'edizione milanese. Leggiamo dal sito del quotidiano milanese: Stringendo l'obiettivo, la provincia di Milano è la terza in Italia per numero di aziende confiscate alle mafie, indice significativo delle infiltrazioni criminali nell'economia legale . La radiografia delle penetrazioni mafiose in Lombardia (e in tutta Italia) è contenuta nel rapporto «Gli investimenti delle mafie», realizzato dal centro di ricerca Transcrime dell'Università Cattolica per il ministero dell'Interno. La presenza mafiosa Il primo capitolo dello studio analizza l'indice

Lecco, vita (scortata) di un sindaco minacciato dalla 'ndrangheta

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Virginio Brivio, sindaco di Lecco Virginio Brivio, sindaco del Pd di Lecco, già presidente della Provincia, è il primo sindaco del Nord a vivere sotto scorta, dopo le minacce della 'ndrangheta. In una terra dove, a detta di ex ministri e prefetti ancora in carica, "la mafia non esiste" , succede invece che un Sindaco debba essere seguito passo passo, nei suoi impegni istituzionali e nella sua vita privata, da un vigile in borghese . Virginio Brivio ha ricevuto intimidazioni di persona, via mail e su facebook da parte di familiari del boss della 'ndrangheta Coco Trovato, a cui il comune di Lecco ha revocato la licenza di un bar. Della vicenda si è occupato, dopo che ne hanno parlato i giornali locali, anche il Corriere della Sera, qui . Brivio , racconta il Corriere, ci tiene a mantenere un profilo basso e a riaffermare che le sue giornate e quelle della comunità che amministra devono proseguire come prima . E allora che spiegazione si sente di dare a quel

Il tifo politico sui morti ammazzati

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Il titolo di questo post richiama quello dell'articolo che Pietro Colaprico ha dedicato ieri, su Repubblica, alle ultime vicende della cronaca milanese, con il duplice omicidio di via Muratori, che ha scatenato una serie di dichiarazioni politiche, soprattutto da parte del centrodestra, contro la Giunta di Giuliano Pisapia. Scrive Colaprico ( qui il suo articolo completo): Dalla destra milanese piovono pietre metaforiche sulla giunta in nome della sicurezza . Piovono dalla destra che non voleva la commissione comunale antimafia. Che non ha pronunciato praticamente mai - parliamo più di Letizia Moratti che di Gabriele Albertini - la parola ' ndrangheta. Che ha lasciato realmente campo libero alla speculazione immobiliaree ai locali della movida, due settori, dove, come sanno anche gli asini, s'infiltrano i capitali delle cosche. Dalla destra milanese accusano il sindaco Giuliano Pisapia di lasciar diventare Milano una capitale del crimine. Dalla destra che ha stravo

La mafia a Milano: un attentato ogni 10 giorni

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La mafia, a Milano, ha lasciato il suo marchio quasi ogni dieci giorni negli ultimi 17 mesi. Nel mirino c’è Expo, con le sue gare milionarie, i cantieri e l’edilizia, ma anche il tessuto commerciale e turistico. Ieri, il Comitato antimafia di Milano , presieduto da Nando Dalla Chiesa (e composto da Umberto Ambrosoli, Luca Beltrami Gadola, Giuliano Turone) ha presentato al sindaco Pisapia il suo primo rapporto semestrale, con dati preoccupanti . A partire dagli incendi, 39 nell’ultimo anno e mezzo, la spia più preoccupante. E i 14 casi in cui si è arrivati all’intimidazione con bombe artigianali, armi da fuoco, persino un omicidio. L’interesse della criminalità organizzata si sta rivolgendo a negozi, alberghi e ristoranti, dove è più facile riciclare il denaro. Ai cantieri, e in generale ai sistemi d’appalto, è dedicato un altro capitolo del rapporto che chiede rinforzi nei controlli, in particolare per Expo: bisogna essere presenti sui cantieri per vigilare, e chi gestirà

Pericolo di fuga: arresto per i Paparo

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Lunedì abbiamo scritto qui della sentenza con la quale i giudici della terza sezione della Corte d'Appello di Milano hanno dichiarato i Paparo di Brugherio colpevoli di associazione a delinquere di stampo mafioso . E dopo le condanne, sono scattate anche le manette. Venerdì mattina, infatti, i carabinieri di Monza hanno arrestato tutti e sei i condannati. "Pericolo di fuga", così ha motivato la Corte d'Appello di Milano nelle ordinanze, e quindi carcere per Marcello Paparo, per la figlia Luana, per Romualdo Paparo, per Salvatore Paparo, per Michele Ciulla e per Carmelo La Porta. Gli avvocati difensori hanno annunciato di voler impugnare immediatamente il provvedimento.

La sentenza d'appello sulla famiglia Paparo

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Venerdì i giudici della terza sezione della Corte d'Appello di Milano hanno dichiarato i Paparo di Brugherio colpevoli di associazione a delinquere di stampo mafioso. E' stata così ribaltata la sentenza di primo grado del Tribunale di Monza del gennaio 2011 , che aveva sì condannato Marcello Paparo a sei anni, ma per altri reati. La pena più alta dei giudici milanesi è proprio per Marcello Paparo, attualmente agli arresti domiciliari a Brugherio: 12 anni e sette mesi, più della richiesta del procuratore generale. Quattro anni e otto mesi anche per la figlia Luana , che in primo grado era stata assolta. Dieci anni e due mesi per Romualdo Paparo (fratello di Marcello, per lui in primo grado quattro anni), sette anni per Carmelo La Porta , considerato dall'accusa come l'anello di congiunzione tra i Paparo e le famiglie mafiose di Isola Capo Rizzuto; sette anni e nove mesi per Salvatore Paparo , sei anni e quattro mesi per Michele Ciulla.

Guarda la legalità in faccia

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Una serie di primissimi piani che ritraggono degli occhi aperti con al centro una foto in bianco e nero dei giudici Falcone e Borsellino. E una frase che recita: "Guarda la legalità in faccia". Con questa immagine, nel 2007, l'Istituto Morvillo aveva realizzato lo spot vincitore della prima edizione del concorso "La legalità nel quotidiano", organizzato dall'Osservatorio permanente Giovani-Editori e dalla Fondazione Bnc e inserito nel progetto «Quotidiano in classe». Repubblica offre, qui , la foto navigabile, per guardare più nel dettaglio quegli occhi che ieri menti e braccia criminali e assassine hanno voluto spegnere. Perchè, come diceva Antonino Caponnetto, "la mafia teme più la scuola della giustizia"

Sindaci che resistono alla criminalità

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Qui vi avevamo raccontato la storia di Maria Carmela Lanzetta, sindaco di Monasterace. Aveva deciso di lasciare la sua carica e di tornare a fare la farmacista , dopo sei anni di battaglie per la legalità, i diritti e la dignità del lavoro, interrotte da due pallottole vigliacche che le hanno perforato la carrozzeria dell'utilitaria che ogni giorno la portava in Municipio. Ieri Maria Carmela Lanzetta ha ritirato le dimissioni da sindaco di Monasterace. Una bella notizia.  Il primo cittadino di Monasterace ha voluto rendere pubblica questa sua decisione nel giorno della visita nel paese della jonica del segretario nazionale del Pd Pier Luigi Bersani. Il leader del Pd è andato appositamente a Monasterace per portare la solidarietà della coalizione al sindaco minacciato . Nel colloquio avuto con Maria Carmela Lanzetta, Bersani ha ringraziato il sindaco e le ha chiesto di ritirare le dimissioni con l'impegno che il Pd si farà promotore di una campagna di sensibilizzazione

Gli amministratori minacciati dalla criminalità

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Giulio Cavalli e Maria Teresa Lanzetta. Sapete chi sono? Il primo è un attore teatrale, consigliere regionale in Lombardia per SEL. La seconda è (o meglio, era) il Sindaco del PD di Monasterace, comune in Provincia di Reggio Calabria. Giulio Cavalli è stato minacciato la scorsa settimana, durante un processo. Nessuna lettera anonima, nessuna busta con proiettili, stavolta l'intimidazione è arrivata dalla viva voce dei Cosco, i fratelli calabresi condannati all'ergastolo per l'omicidio della ex collaboratrice di giustizia Lea Garofalo . Cavalli è stato accolto da frasi e urla provenienti dalla gabbia dove Carlo Cosco (ex compagno di Lea) attendeva la lettura della sentenza: «Perché scrivi sui libri che siamo mafiosi?», la domanda insistente di Cosco. Alla quale hanno fatto seguito le parole di uno dei fratelli, come lui imputati d'omicidio: «Scrivi perché sei un cornuto e un infame». A quel punto, anche su consiglio della sua scorta che lo segue da diversi anni a

Cave e cemento, le mani della ‘ndrangheta su Desio

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Percorrendo la Strada Statale del Lago di Como e dello Spluga , forse meglio conosciuta come SS36, e uscendo in direzione Desio, mentre si scende dalla rampa per proseguire verso il centro città, non si può non notare una distesa di sabbia. Sono circa 30mila metri quadrati, di sabbia . Almeno così sembra osservando dalla superficie. La distesa di sabbia che si vede è invece il tappo di quella che a Desio è meglio conosciuta come la “cava della ’ndrangheta. È qui, appena fuori la rampa della Strada Statale del Lago di Como, che una organizzazione criminale per mesi, dopo aver acquistato l’area da 30mila metri quadri, iniziò a utilizzarla come discarica abusiva . Sotto quel tappo di sabbia sarebbero finiti circa 160mila metri cubi di rifiuti di vario genere, anche pericolosi. La terza puntata del viaggio de Linkiesta nelle mafie in Lombardia parla di Brianza . L'approfondimento si trova qui .

Quattro chili di eroina sequestrati a Brugherio

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foto di Fabrizio Radaelli - da www.ilcittadinomb.it Un uomo abbandona un sacchetto in un luogo all'aperto . Un passante lo nota , crede sia un episodio di abbandono abusivo di rifiuto e avvisa la polizia locale . La polizia locale arriva sul posto , e anzichè dei rifiuti trova e sequestra quattro chili di eroina , divisa in otto pacchetti, per un valore di almeno due milioni di euro. Probabilmente lasciata là per qualcuno che sarebbe dovuto passare a prenderla in una fase successiva. E' successo nei giorni scorsi a Brugherio ; l'episodio è stato raccontato ieri, in una conferenza stampa, dal comandante dei vigili, Pierangelo Villa. Le indagini sono ancora in corso, e ovviamente non si sono aggiunti ulteriori dettagli sull'operaazione. E' una vicenda interessante e preoccupante allo stesso tempo. Interessante , perchè segnala l'importanza di un rapporto costante tra cittadini e forze dell'ordine, sia polizia locale che carabinieri, e di un investim

La 'ndrangheta brucia Milano

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Da ieri è online su Corriere.it la prima delle otto puntate di «Soffocati dalla ’ndrangheta. Viaggio in Lombardia, la Calabria del Nord» , un'approfondita videoinchiesta realizzata dal giornalista Ruben H.Oliva sul preoccupante grado di diffusione e penetrazione della criminalità organizzata calabrese in Lombardia. Un viaggio che da Milano passa attraverso la provincia lombarda con immagini inedite, testimonianze, interviste (tra cui quella al sindaco di Milano Giuliano Pisapia) e denunce come quella anonima di un funzionario della Dna. Uno spaccato drammatico su una realtà cosi vicina e inquietante che sembra quasi impossibile da immaginare al Nord. Tra paure e omertà simili solo a quelle incontrate in Calabria. Con l'ombra sempre più grande dell'Expo 2015 e i tentativi della 'ndrangheta. «La guerra alla mafia si vince o si perde a Milano» dice Vincenzo Macrì, ex sostituto procuratore nazionale antimafia e attuale procuratore generale di Ancona. E anche le u

La mafia al nord esiste

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110 condanne fino a 16 anni  nel maxi-processo alle cosche in Lombardia. Questo il verdetto , pronunciato sabato dal Tribunale di Milano , dopo 32 ore di camera di consiglio. Al termine dell'udienza a porte chiuse, molti dei detenuti hanno urlato e applaudito ironicamente all'indirizzo della corte e degli stessi avvocati che li hanno difesi nel corso del processo. Ha scritto Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera :  " La sentenza riguardava due terzi dei 170 arrestati nel luglio 2010 dall'Antimafia milanese del procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dei pm Alessandra Dolci e Paolo Storari nel blitz coordinato con il fermo di altre 130 persone da parte della Procura di Reggio Calabria di Giuseppe Pignatone: una operazione che, a detta allora dei gip Ghinetti e Gennari, «a dispetto dell'apparente "non visibilità" del fenomeno 'ndranghetista in terra lombarda» comprovava «che la Lombardia è già da tempo sede stanziale di gruppi organizzati a

Angelo Vassallo, un anno dopo

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Un anno fa veniva barbaramente ucciso Angelo Vassallo, Sindaco di Pollica. Oggi, nell’anniversario di quel tragico evento, ricordiamo un sindaco onesto, un uomo capace di spendersi con dedizione al servizio della propria comunità. Il PD ha ricordato Angelo Vassallo con tre giorni di incontri e approfondimenti, e domani lo farà, ancora una volta, alla festa nazionale.

Mafia, il portafoglio è al Nord

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Oggi il Presidente della Commissione parlamentare antimafia, Giuseppe Pisanu , ha presentato la sua relazione di metà legislatura. Pisanu ha detto che le mafie in Italia «si sono globalizzate e sono entrate a far parte anche della cosiddetta "questione settentrionale"». Oltre alle quattro tradizionali regioni interessate (Sicilia, Puglia, Calabria e Campania), dove la mafia si mangia il 20% del prodotto interno lordo, la relazione ha messo in evidenza un progressivo spostamento delle pratiche e degli interessi mafiosi ben oltre i confini del Mezzogiorno , verso Lazio, Emilia Romagna, Lombardia, Liguria e Piemonte. Quale allora la possibile via d'uscita? Non basta, secondo Pisanu, evocare «la teoria dei due tempi, cioè che la mafia possa essere debellata nel Mezzogiorno, prima con le forze di polizia e poi con la riforma economica, sociale e culturale. E' una mera illusione. Si deve invece procedere simultaneamente su entrambe le linee». Quale rischio altrime