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Visualizzazione dei post con l'etichetta università

Cose di cui dovremmo riflettere: chiude l'Università di Atene

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Le politiche di austerità imposte dall'Europa delle destre alla Grecia hanno avuto l'effetto di ridurre quel paese allo stremo, senza peraltro portare alcun miglioramento in termini di debito pubblico, di freno alla speculazione finanziaria e soprattutto di crescita e sviluppo economico. L'errore di quelle scelte, che sono sempre state presentate come l'unica necessaria ricetta possibile, sebbene di scelte ideologiche si trattasse, è stato ormai riconosciuto da importanti organi internazionali, come  il Fondo Monetario Internazionale , o da autorevoli  quotidiani economici . Ma si sa, le ideologie sono dure a morire, soprattutto quando presentate non come una ideologia ma come un processo tecnico. E così la Grecia sta male, il tasso di disoccupazione è al 27% e per i giovani raggiunge il 60%, sta vivendo il sesto anno di recessione di fila, il debito ammonta al 175%. E le conseguenze sociali si fanno sempre più sentire, ovunque. Oggi dobbiamo apprendere ques

Finalmente la scuola!

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Dalla scuola riparte il futuro del nostro Paese. Governare con la destra? Purtroppo sì. Il risultato delle elezioni politiche di febbraio (non aver vinto le elezioni e l'affermarsi in parlamento di beppe grillo che pensa solo agli scontrini) ci ha consegnato questo scenario. Per noi è molto difficile reggere questa situazione, ma fin nella composizione del governo si è capito perché stiamo al governo: scuola, beni culturali, lavoro, industria, ambiente, integrazione, sono questi i ministeri sui quali si è impegnato il Partito Democratico.  Si può fare con la destra? Non quanto vorremmo, lo sappiamo. Ma non ci arrendiamo, e non esiste solo la cancellazione dell'Imu o i processi di Berlusconi, esiste anche molto altro. A partire da questa situazione, è particolarmente vedere promulgati decreti che vanno in controtendenza rispetto alle politiche degli ultimi anni e che portano avanti, nella difficoltà generale, un'altra idea di società: per questo, dopo il  decreto p

Scuola, nuovo piano triennale di assunzioni per 44mila precari

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Il ministro dell'Istruzione, Maria Chiara Carrozza , ha illustrato dinnanzi alle commissioni Istruzione e Cultura di Senato e Camera le linee programmatiche su scuola, università e ricerca. L 'annunciato piano di nuove assunzioni per i precari si svolgerà «garantendo il giusto equilibrio tra assorbimento del personale precario e concorso pubblico». Le priorità Parlando di scuola, il ministro ha ribadito la necessità di arrivare a un canale unico di finanziamento per l'edilizia soolastica, sottolineando anche la necessità di un meccanismo «che consenta agli enti locali di poter spendere, derogando, di Claudio Tucci. Tra i problemi individuati come prioritari, la dispersione scolastica, che ha ricadute disastrose sul percorso di vita dei singoli e sull'intera comunità nazionale. L’idea di fondo è reinvestire sulla scuola, arrivando al 6% del Pil, il livello medio dei Paesi Ocse” in modo da coprire il 33% dei posti all'asilo nido, garantire a tutti un posto nel

Una frase sfigata, una politica cool (davvero!)

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"Dobbiamo dire ai nostri giovani che se a 28 anni non sei ancora laureato sei uno sfigato, se decidi di fare un istituto tecnico professionale sei bravo. Essere secchione è bello, almeno hai fatto qualcosa". Parole di ieri del Viceministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Michel Martone in occasione della "Giornata sull'apprendistato" organizzata dalla Regione Lazio. Parole che da ieri hanno ricevuto moltissimi commenti. Noi ve ne proponiamo uno a cura di Pietro Virtuani , giovane brugherese, segretario provinciale dei Giovani Democratici di Monza e Brianza e componente dell'esecutivo nazionale della RUN, la Rete Universitaria Nazionale. Bisogna mandare messaggi chiari ai giovani, dice il viceministro Martone. Ma bisogna anche fare le cose giuste, aggiungiamo noi (e mandare messaggi veri). Per questo vorremmo rispondere, chiaramente s'intende, alla "provocazione" rilasciata da chi, più che provocare, dovrebbe ascoltare, e sopra

Ministro, ci spieghi...

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No, basta, i tagli sono finiti. Il mio ministero non è più in grado di sopportare diminuzioni di finanziamenti. Così, pochi giorni fa, il Ministro Gelmini, in un'intervista a Repubblica ( qui per leggerla). Dopo avere negato i tagli per anni e avere denigrato gli studenti, i docenti e il personale che protestava, il Ministro finalmente ha preso la parola. Di seguito un commento di Pietro Virtuani, il brugherese segretario provinciale dei giovani del PD, che è anche membro dell'esecutivo della Rete Universitaria Nazionale: Ministro ci spieghi: perché quello che Lei chiamava riforma e che doveva portare efficienza e meritocrazia improvvisamente viene sconfessato proprio da lei , che invoca "basta tagli all'istruzione"? E non lo sa, Ministro, che invece i tagli continueranno, perché la sua "riforma" continua a ridurre risorse ancora per due anni? Ascoltare non vuol dire capire. L'università italiana, la ricerca, la scuola pubblica, eran

Lo specchio dell'Italia

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Molto spesso più che complesse analisi politiche, basta guardarsi attorno per vedere lo stato in cui versa la nostra povera nazione. «Nei pressi del noto liceo Tacito di Roma si trova la grattachecca di Sora Maria, molto nota tra i giovani romani. Sapresti indicare quali sono i gusti tipici serviti? Menta, limone, amarena, cioccolato...». Questa la domanda spuntata  nei test di Professioni sanitarie alla Sapienza di Roma. « Come può uno studente di Genova, Milano, Reggio Calabria o Cagliari sostenere il test senza aver la possibilità di conoscere già una risposta del test?», chiede l'Udu. (Unione degli studenti n.d.r.) «È inammissibile - dichiara il coordinatore nazionale dell'Udu, Michele Orezzi - che gli studenti debbano rispondere a domande di questo genere per entrare nel mondo universitario. Faremo ricorso». Se ne occuperà l'avvocato Michele Bonetti che da anni segue le cause contro il numero chiuso. «Se le domande sono errate o fuori programma i nostri rico

Italia 110: la nuova Italia nasce all'università

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Le statistiche negative e l’esperienza quotidiana parlano chiaro: l’Italia è in crisi. Nel decennio 2000-2010 siamo penultimi al mondo per crescita economica . Non è solo una questione di PIL, ma di capacità di progettare il futuro . I giovani sono sfiduciati , vivono un'adolescenza interminabile che si spalanca su un'età adulta di incertezza e precarietà, e spesso per realizzarsi non possono che andar via. Cambiare aria . Le ricette per ripartire non mancano, così come i “decaloghi di idee” e i segnali di speranza, nella qualità dei nostri giovani e nella vitalità delle nostre imprese. Cosa manca, dunque, al nostro Paese, per invertire la rotta e riprendere a crescere? La via d’uscita non passa per una formula magica o per una singola forza culturale e politica. La ricetta per cambiare l'Italia però non può affidarsi a un'indignazione sterile e non può fare a meno della politica. Con Italia110 vogliamo dare un contributo per portare un'aria nuova in Itali

Una settimana decisiva

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Si è aperta oggi una settimana decisiva per le sorti del governo. Alle strette con la riforma dell'Università, con la sfiducia al ministro Bondi e con la copertura di 100 miliardi per le Regioni nella riforma federalista, l'esecutivo potrebbe non reggere , nonostante gli ultimi colpi di coda del Premier. Domani sarà il giorno del voto sul progetto di legge Gelmini per la riforma dell'Università. Se da un lato la riforma è necessaria, dall'altro la privatizzazione che la Gelmini propone va nella direzione opposta al miglioramento dell'Università. Il PD aveva messo sul piatto delle proposte concrete, ma non siamo stati ascoltati . Sarebbe molto più ragionevole sospendere l’esame della legge e tornare a discutere per averne una migliore. La discussione sull’università ha fatto slittare la mozione di sfiducia presentata dal PD al ministro Bondi. Il dibattito riprenderà proprio questa settimana e verrà al nodo l'attuale gestione della cultura, dai continui tagli ai

Paese semilibero Wifi semilibero

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È di oggi la notizia del primo viaggio del FRECCIAROSSA coperto da segnale wifi, grazie ad una collaborazione con TELECOM ITALIA. È la testimonianza di un interesse crescente degli italiani a disporre delle reti wifi nei luoghi pubblici. La questione era balzata alle cronache negli ultimi mesi in due circostanze. Con la richiesta di abrogazione del decreto Pisanu richiesta da Paolo Gentiloni (Pd), Linda Lanzilotta (Api), Luca Barbareschi (Fli) e Roberto Rao (Udc) e con la risposta del Ministro Maroni, che ha dichiarato di non voler rinnovare il decreto in scadenza a fine anno. Spieghiamo bene: le connessioni wifi sono delle connessioni di piccolo raggio che permettono ai possessori di pc attrezzati di collegarsi senza fili. In altri paesi molti luoghi pubblici ne hanno una e ne lasciano disporre ai propri visitatori, clienti, ecc… In Italia il decreto Pisanu, finora, ha obbligato i fornitori di questi servizi di certificare l’identità degli utilizzatori delle proprie reti,quindi

17 Novembre - Giornata Internazionale dello Studente

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Dal 2004 il 17 Novembre è la Giornata Internazionale dello Studente . Tutti gli anni si celebra questa data con il fine di mostrare al mondo la centralità dello Studio nel nuovo mondo globalizzato. Tutti i paesi del "primo mondo", quelli pienamente sviluppati, hanno scelto di fare della conoscenza il fattore competitivo fondamentale per resistere alla concorrenza dei paesi in via di sviluppo. Purtroppo la necessità di tagli alla spesa pubblica, al fine di ottenere credibilità sui mercati internazionali per "piazzare" i titoli di stato, sta attaccando ogni ministero. L'istruzione, però, è un ministero speciale, non è un centro di spesa, ma un centro di ricavo per il paese. Infatti  ogni euro investito in formazione corrisponde a 30 euro di prodotto interno lordo in più (fonte: Fondazione Agnelli). Con una metafora: tagliare sull'istruzione è come tagliarsi le mani per risparmiare sul sapone! Il livello di spesa per il diritto allo studio nel nostro

Primati

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Tra le migliori 200 università nemmeno una è italiana . DoppiaM

Addio alle borse di studio universitarie

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Settimana scorsa su lavoce.info  Federica Laudisa scriveva : Il fondo che finanzia le borse di studio per gli studenti universitari scenderà nel 2011 a 70 milioni di euro dagli attuali 96 milioni, tornando più o meno sui livelli del 1998. In Francia e in Germania la spesa annua per il sostegno agli studenti è di 1 miliardo e 400 milioni. E mentre in altri paesi il pacchetto di aiuti è uniforme su tutto il territorio nazionale, per gli universitari giovani i criteri di ammissione alle borse variano di Regione in Regione e talvolta anche all'interno di una stessa Regione. Allegava inoltre questa tabella sconcertante: Italia vs Francia e Germania, nel 2008/09 ITALIA FRANCIA GERMANIA N° studenti universitari 1,8 milioni 2,2 milioni 2 milioni N° beneficiari di borsa 151.760 525.000 510.000 N° posti letto 40.935 160.000 180.000 Finanziamento statale per borse di studio (euro) 152 milioni 1,4 miliardi 1,4 miliardi La questione dei criteri di ammissione regionali ha già dato

Scuola e università: la riforma coi fichi secchi

"Non si fanno le nozze con i fichi secchi", dice un vecchio proverbio, a significare che non ci si può rendere ridicoli, volendo realizzare qualcosa senza avere i mezzi necessari. Un proverbio che ben si adatta alla traballante riforma dell'università proposta dal Ministro Gelmini, che a un passo dal traguardo trova l'ostacolo della copertura finanziaria. Dimostrando così, nel concreto, quello che molti sostengono da tempo: le riforme della scuola e dell'università non le ha inventate la Gelmini, ma le ha imposte Tremonti, con la sua politica dei tagli. Il quotidiano La Stampa in questi giorni sta tracciando un interessante quadro sulle politiche del Governo Berlusconi, a metà del suo mandato. Rispetto a scuola e istruzione , il quotidiano nota come arrivata con un bagaglio di buoni propositi, la Gelmini ha aggiunto una sfida inedita e temeraria, quella di capovolgere i tradizionali tempi dell’intervento: invece di "riformare per tagliare” ha deciso di