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Visualizzazione dei post con l'etichetta Mario Calabresi

Il dovere di raccontare

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Oggi, 3 maggio, è la giornata mondiale dedicata alla libertà di stampa. Il quotidiano La Stampa dedica oggi uno speciale a questo avvenimento. Il direttore del giornale, Mario Calabresi, apre lo speciale con un editoriale, del quale vi riportiamo alcuni stralci interessanti, per dare l'idea dell'importanza del tema. In ogni angolo del mondo ci sono giornalisti minacciati, picchiati, trascinati in tribunale per spingerli a smettere di «disturbare», rapiti, uccisi. Ci sono Paesi in cui il «pericolo» viene associato soltanto all’andare a raccontare le guerre all’estero e Paesi in cui ci vuole coraggio a descrivere ciò che accade sotto casa. Ci sono Paesi in cui le due cose convivono . In Italia se vuoi vivere tranquillo è consigliato non partire per la Siria, l’Afghanistan, la Libia ma anche non fare inchieste sulla ‘ndrangheta o la camorra e non importa se il tuo lavoro lo fai a Napoli, a Modena, nella Locride o nell’hinterland milanese. Ma non basta. Se vuoi evitare

Le relazioni conclusive dei due gruppi di lavoro nominati da Napolitano

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" Le relazioni che mi sono state presentate questa mattina faranno parte delle mie consegne al nuovo Presidente della Repubblica , oltre che essere oggetto, in questi giorni, della mia personale, ulteriore riflessione. Esse saranno rese subito disponibili sul sito del Quirinale e potranno essere dunque valutate obbiettivamente da tutti. Mi auguro che al di là di dubbi e riserve che hanno accompagnato lo stesso annuncio della istituzione dei due gruppi, si riconosca la serietà del lavoro compiuto, pur nella piena libertà, com'è ovvio, di giudizio critico da parte di chiunque".  Con queste parole, venerdì scorso, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha commentato la consegna delle due relazioni delle commissioni insediate lo scorso 30 marzo.  Secondo le intenzioni del presidente della Repubblica, i dieci esperti dovevano formulare proposte programmatiche condivise per risolvere l’attuale crisi di governo : hanno prodotto due relazioni, per un totale di

Se la crisi cancella una generazione

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Non solo siamo «un Paese vecchio, con idee vecchie», come ha detto Cesare Prandelli ieri mattina, ma siamo anche tanto affezionati al mondo che abbiamo dietro alle spalle da spendere la maggior parte del nostro tempo nel rimpianto invece che nella voglia di futuro e di cambiamento. Inizia così l'editoriale di oggi del direttore Mario Calabresi, su La Stampa, che parte dai dati di ieri dell'Istat e dalla conferenza stampa di ieri del Ct Prandelli. Secondo Calabresi, " viviamo di nostalgia del passato , un passato spesso idealizzato e totalmente riscritto nella nostra memoria, mentre avremmo bisogno di un’operazione radicale che torni a inserire nelle nostre teste il sentimento opposto : la nostalgia del futuro, la fame di futuro". L'editoriale è, in particolare, dedicato ai giovani. Calabresi ricorda che " A lungo si è detto: è tempo di investire sui giovani, di scommettere sulle nuove generazioni, oggi basterebbe molto meno, basterebbe vederli, accorge

"Generazione E"

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I ventenni di oggi sono la prima vera "Generazione E" , che significa Europa  ma anche Educazione.  La Stampa, con altri cinque grandi giornali europei, analizza quanto contano gli scambi, lo studio, la formazione e quali siano le eccellenze e gli esempi su cui puntare. I ventenni di oggi, - racconta Mario Calabresi - sono la prima vera generazione europea, quella che è cresciuta con una moneta unica, senza frontiere da attraversare e con una possibilità di movimento prima sconosciuta. È la generazione che oggi conosce più dolorosamente la crisi, in termini di paure, precarietà e mancanza di lavoro. È la generazione che prenderà in mano questo continente e ne deciderà il futuro. Per parlare di loro ci siamo rimessi insieme, sei giornali dei sei Paesi più popolosi dell’Unione, e abbiamo pensato di chiamarla «Generazione E» , -  spiega il il direttore del quotidiano torinese .   E significa Europa ma anche Educazione, chiave fondamentale per provare a rimettere in mot

L'Italia che verrà

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Chi sono i giovani italiani, cosa gli passa per la testa e di cosa hanno paura? Per troppo tempo ignorata, la generazione tra i 15 e i 24 anni ora si è conquistata il centro della scena . Sarà perché si sono fatti sentire nelle piazze, o perché sono diventati protagonisti dei discorsi del presidente Napolitano, del nuovo governatore della Banca d’Italia Visco e del premier Mario Monti , ma finalmente appare chiaro che l’Italia che prova a rialzarsi deve trasformarsi per questi ragazzi.   I sacrifici che domani ci chiederà il Governo avranno un senso solo se serviranno  a non lasciare in eredità debiti e macerie. È una generazione spaventata e spesso incompresa, che i giornali e le televisioni faticano a mettere a fuoco , rifugiandosi negli stereotipi. Il rapporto Censis presentato venerdì li racconta «disorientati», con poca autostima e sottolinea come non riescano «a immaginare un progetto di vita e di lavoro futuro». Per provare a capirli abbiamo pensato a un numero special

Fatelo scendere! L'Italia merita qualcosa di meglio

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Apro i siti dei principali quotidiani italiani online e trovo i primi tre titoli (tre!!!)  rifersi ai guai giudiziari del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Facciamo quindi un po' d'ordine.  I filoni di inchiesta aperti dai magistrati sono  tre. Il primo filone riguarda la  storia del nastro Fassino-Unipol: il PresdelCons dovrà essere processato per rivelazione di segreto d'ufficio, come suo fratello Paolo. « Il 31 dicembre del 2005 il Giornale pubblica la trascrizione di una telefonata tra Piero Fassino e Giovanni Consorte, durante la quale l’allora segretario dei DS chiede all’allora amministratore delegato di Unipol «Ma abbiamo una banca?». La domanda fa riferimento ai tentativi di acquisizione da parte di Unipol della Banca Nazionale del Lavoro. Tale operazione in quelle settimane era oggetto di una complessa e frastagliata inchiesta giudiziaria che i giornali definirono, ahinoi, Bancopoli. Giovanni Consorte si era dimesso dal suo incarico soltanto il

Lo specchio deformato del Paese

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Ieri il direttore de La Stampa , Mario Calabresi, ha commentato la situazione politica italiana con parole molto nette e lucide . Calabresi scrive tra l'altro che basta andare all’estero un paio di giorni, dimenticare per un attimo i telegiornali, distrarsi dalla nostra condizione, per essere investiti al rientro da una dose massiccia di sconcerto e di rifiuto . Sconcerto che ricollega a quanto accaduto in questi giorni alla Camera : insulti, grida, lancio di giornali, un crescendo di tensione in cui il senso dei gesti e delle parole è ormai completamente logorato. E purtroppo siamo soltanto all’inizio , le «schermaglie» di questi due giorni possono essere considerate soltanto l’antipasto, non una coda impazzita di vecchie polemiche. La prossima settimana infatti ci regalerà una serie di appuntamenti che promettono di incendiare ulteriormente gli animi. Calabresi si domanda infine se si può pensare di andare avanti senza freni , di continuare a non tenere minimamente in conto i di