Meloni, sotto il nome niente

Non c’è un programma politico né una visione di Europa nel discorso di Giorgia Meloni. Sotto l’annuncio del nome nasconde i tagli alla sanità e l’ostilità verso un salario minimo che non vuole convincersi a garantire ai 4 milioni di lavoratori poveri di questo Paese. È al governo ma fuori dalla realtà, ha completamente dimenticato l’urgenza di occuparsi delle condizioni materiali delle persone. 

Ho ascoltato Giorgia Meloni: non ha parlato di sanità pubblica, di salari bassi e di precarietà. Non ha parlato di 5 milioni di lavoratori in attesa del rinnovo del contratto. Ha parlato del Paese delle meraviglie, la gente fa fatica a far la spesa. Questa è la realtà, forse Giorgia Meloni fa fatica a vederla, chiusa nel suo palazzo. Annunciando la sua candidatura come capolista in tutte le circoscrizioni, la presidente del Consiglio ha indossato di nuovo i panni della leader di partito, descrivendo un Paese che non esiste, e chiedendo un referendum sulla sua azione di governo. Ma a Bruxelles è da pochissimo andata in scena la sconcertante vicenda della votazione sul nuovo patto di stabilità, che ha visto l’Italia completamente assente dal negoziato, non ha toccato palla, ha accettato il compromesso di Francia e Germania che è un ritorno indietro. Manca spazio per gli investimenti comuni. Sono stati decisi dei parametri uguali per tutti i Paesi su deficit e debito, la proposta di Gentiloni dava dei meccanismi di flessibilità che tenessero conto delle differenze. Ma l’incapacità di Giorgetti e Meloni di stare nel negoziato ha portato a un compromesso al ribasso che ha il sapore dell’austerity pre-Covid. Noi avevamo detto che ci saremmo astenuti dal voto, ma è clamoroso che si siano astenute le forze di governo sfiduciando Meloni e Giorgetti. 

Nel Paese reale, quello che Meloni scorda, c’è chi guadagna troppo poco, c’è il lavoro povero, quello sommerso, precario, intermittente. Il salario minimo non ha un costo per le casse dello Stato, lo potremmo approvare domani mattina se Meloni volesse. 
Ed è reale anche il Paese che si trova a fronteggiare l’emergenza climatica, un tema dirimente in ambito comunitario, e sul quale le destre di casa nostra hanno sempre mantenuto un atteggiamento di miope conservazione dello status quo, che ci condanna a restare al palo, anche sotto il profilo economico. Noi abbiamo una destra che nega l’emergenza climatica e questo negazionismo non aiuta il Paese e le imprese. La strada è puntare sulle tecnologie rinnovabili. Bisogna investire su sole, vento e acqua, risorse di cui l’Italia è ricca. 

Sull’Ucraina il dibattito sulla pace è presente, ma non cambia la linea del PD: sostenere il popolo invaso in ogni forma. Occorre essere consapevoli che non bastano quelle armi per far cessare il conflitto. Chiamo l’Europa un ruolo diplomatico più forte. Questa è sempre stata la linea. 
Per il conflitto in Medio Oriente chiediamo però da tempo che ci sia uno sforzo maggiore del governo italiano per un cessate il fuoco. Bisogna fare molto di più, perché è un passo indispensabile sia per liberare ostaggi sia per portare aiuti a una popolazione che con Hamas non c’entra nulla. E serve un ruolo dell’Europa più per portate pace. Noi continuiamo a pensare che la strada sia due popoli e due stati. Israele ha diritto a non essere attaccato, ma se siamo qui è perché a livello internazionale non è mai stato riconosciuto lo Stato palestinese. Non si chiudano gli occhi sugli errori di Israele. 
Detto questo, il PD non condivide e non condividerà mai alcuna forma di violenza, che va sempre condannata. Quelli nei cortei e negli atenei fortunatamente sono sempre stati episodi isolati. 

Alle prossime lezioni europee chiederò il voto non per me, ma per il PD. Il non schiacciare il partito sul nome di una persona, come ha scelto di fare la presidente del Consiglio chiedendo il voto per Giorgia, è un valore. 
È la prima volta che nel PD si arriva in modo così pacifico alla formazione delle liste, votate all’unanimità, fatte mano nella mano con la minoranza uscita dal congresso, puntando sulle migliori energie nel PD e fuori dal PD. Questa pluralità è un valore.

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