Lavoro: serve una vera politica industriale
Il primo dibattito della festa democratica interprovinciale di Lecco e Monza ha avuto come tema principale quello del lavoro.
Sul palco della festa sono saliti i lavoratori delle aziende provinciali chiuse o in crisi, dalla Carlo Colombo di Agrate alla Badoni di Lecco.
Enrico Brambilla, segretario del PD di Monza e Brianza, ha rilevato che “c’è forse una timida ripresa economica, che però non si traduce in una ripresa dell’occupazione, la crisi c’è ancora e colpisce il lavoro, soprattutto i giovani, dei quali 1 su 4 è senza impiego. In Lombardia il calo del Pil si è attestato a un meno 5%, un dato superiore alla media delle altre regioni italiane. Serve una politica industriale che aiuti le imprese sane e responsabili a uscire definitivamente dalla crisi, non pseudoimprenditori senza scrupoli che prendono i soldi e scappano”.
L'allarme di Brambilla è stato ripreso e rilanciato dal segretario generale della Cgil di Lecco, Alberto Anghileri che, oltre a criticare duramente la mancanza da quattro mesi di un ministro dello Sviluppo economico, ha denunciato come “gli ammortizzatori sociali scadranno a dicembre, dopo non si sa se saranno rifinanziati. Nel 2009 sono 1000 le aziende lecchesi che vi hanno fatto ricorso, anche piccole e piccolissime. Nel 2009 il settore tessile ha registrato un calo del fatturato del 30 – 40%”.
Sul palco anche le testimonianze dei lavoratori di aziende in crisi o che hanno chiuso i battenti, anche per colpa di imprenditori “sciacalli”, è stato denunciato da alcuni delegati, che pur in presenza di ordini e commesse, hanno liquidato aziende storiche, lasciando a casa i lavoratori.
In rapida successione sono sfilati i lavoratori della Carlo Colombo di Agrate, vicenda al momento chiusa positivamente, dopo che per giorni gli operai sono stati sul tetto dell’azienda per chiedere il rispetto dei patti che prevedevano il ricollocamento e il prepensionamento.
E poi ancora quelli della Riello, dell’Alcatel, della Bames, della Leuci, della Lucchini e il caso della Wagner Colora di Burago Molgora, dove è in atto una vertenza per impedire 48 licenziamenti e la delocalizzazione in Svizzera.