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Quattro idee per rilanciare il Partito

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Ripartire dai circoli per essere ancora il punto di riferimento delle fasce più deboli della popolazione. La proposta lanciata sulle pagine de l'Unità . Il risultato del referendum del 4 dicembre ci ha fatto capire che il PD ha perso i legami storici con le fasce più deboli, lavoratori, disoccupati, giovani e con le periferie. Non siamo più il loro punto di riferimento. Secondo la mia opinione, tutto questo è il risultato di una gestione liquida del partito. Negli ultimi 2 anni c’è stata meno politica e più politici. Gli iscritti e i circoli non contano nelle decisioni locali e nazionali. Credo che, anche in questi tempi difficili, sia necessario non cedere a nuove ingegnerie politiche e sociali, rivendicando come prima cosa l’orgoglio di chiamarci “Partito democratico”, l’unico vero rimasto sulla scena e, del resto, ogni campagna elettorale ci ricorda l’importanza della rete strutturale dei circoli. Il progetto del Pd è sempre valido e destinato a durare, al di là di vittorie

Di cosa avrebbero bisogno i circoli Pd

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L'ultimo post di quest'anno (prima dei consueti auguri) rappresenta i compiti per le vacanze, perchè per diffondere le nostre idee non bastano semplici slogan, ma serve una comunità che sia messa in condizione di lavorare al meglio Nella sua relazione all’Assemblea nazionale Matteo Renzi ha giustamente chiesto che i circoli del Pd “tornino a discutere e ad approfondire”. Da giovane segretario di un circolo di Prato, scrive  Matteo Vannacci  su l'Unità , vorrei approfittare di questo spazio per riportare la nostra esperienza. Dal 2014 abbiamo organizzato decine di eventi e occasioni di ascolto e coinvolgimento, in campagna elettorale come in periodi di relativa calma, trattando di tutto: dalla politica cittadina a quella internazionale, dall’economia alle riforme, passando attraverso i temi del quartiere. Abbiamo una newsletter con cui comunichiamo costantemente con i nostri contatti; una pagina Facebook con un migliaio di like, volantiniamo e incassettiamo per ogni

Il Circolo che vorrei

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Come dovrebbero cambiare i circoli del Pd? E' la domanda che si sono posti dalle parti de l ' Unità . Il problema è sotto gli occhi di tutti ormai da anni: i circoli del Partito democratico sono sempre di meno, sempre meno frequentati, sempre più autoreferenziali. Il problema non nasce con le ultime amministrative e nemmeno sotto la segreteria di Renzi, ma si iscrive in un trend di generale disaffezione dalla politica e, in particolare, dai partiti più tradizionali . Il Pd, però, era nato per spezzare questo andamento, per rinnovare le modalità di partecipazione dei cittadini e trovare con loro le soluzioni di governo più adeguate alla fase di cambiamento che viviamo. Un compito mai portato a termine fino in fondo. Anche nell’ ultima riunione della Direzione , lo scarso appeal elettorale riscontrato tra i giovani e nelle periferie, la sconfitta in alcune città importanti, la difficoltà di radicamento al Sud (ma non solo) sono rimasti dati di analisi sufficientemente

I circoli del Pd come stazioni creative e spazi di socialità

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I circolo come il nostro, dal quale prende il via la nostra attività e il nostro impegno politico, sono luoghi che devono essere valorizzati, perché possono costituire, al pari delle scuole e degli oratori, degli spazi di socialità aperti ad ogni cittadino. Per far questo occorre trovare il percorso nuovo, in una chiave più attuale, per rilanciare l'azione di queste realtà. Temi sui quali ci stiamo interrogando da tempo, e che adesso vengono rilanciati attraverso una proposta dell'ex assessore alla cultura del comune di Milano Stefano Boeri, secondo il quale i circoli debbano essere circoli della creatività, poli di cultura diffusa. Secondo questa visione i circoli  potrebbero diventare "stazioni creative" dove chi innova trova spazi, servizi ed entra in una rete di scambi, ma per avviare questo percorso occorre, riprendendo le parole dell'archistar, "avviare un censimento del genio italiano,accogliendo i suggerimenti di un mondo «dalle potenzial