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Alfano si dimetta

La vicenda kazaka presenta risvolti inquietanti che sono necessariamente da approfondire, ma ciò non toglie che il Ministro Alfano si trova in questo momento in una posizione insostenibile: sapeva e ha fatto finta di nulla, o non sapeva? Nel primo caso ha commesso un grosso errore, pertanto deve prenderne atto e lasciare; nel secondo, quale autorevolezza può avere un Ministro che si trova in questo modo scavalcato e isolato?  Le sue dimissioni dal Viminale non esauriscono affatto la vicenda, ma sono necessarie. Non solo per le sue responsabilità di fronte a  un fatto gravissimo che ha visto il nostro Paese violare i principi e le regole del diritto internazionale nella sfera fondamentale del rispetto dei diritti umani, ma di fronte allo stesso governo e al paese. Faccia un passo indietro e aiuti in questo modo l'Italia a riconquistare autorevolezza, il Governo a rafforzarsi facendo pulizia dopo una situazione del genere. Il governo con il PDL non sarà mai il nostro govern

Analisi del bilancio del Partito democratico

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In questi giorni si parla molto dei finanziamenti pubblici ai partiti. Per chi volesse sapere cosa avviene negli altri paesi vi rimandiamo  all' approfondimento curato dalla redazione de "Il Post". Veniamo a noi. Ieri Alfano, Bersani e Casini hanno usato l’aggettivo «drammatico» per definire un ipotetico azzeramento dei finanziamenti pubblici ai loro partiti. Ecco, prima di addentrarci in aspetti più tecnici, che rappresentano il punto centrale di questo post, vorrei dirvi che personalmente non avrei mai usato il termine drammatico.  Non solo le azioni sono importanti ma anche la scelta delle parole. Ultima riflessione prima di parlarvi del bilancio del Partito Democratico. Bersani ha proposto uno slittamento dell'erogazione ai partiti dell'ultima tranche del finanziamento. In questo caso credo che il Pd debba rinunciare a questi soldi. Leggo che Bersani afferma che bisogna «fermare» e «contrastare» l’antipolitica: un «vento cattivo che rischia di sp

Giustizia e Rai: se Alfano finge di non capire...

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Da un certo punto di vista, Angelino Alfano va capito. Si è trovato da un giorno all'altro a fare il segretario del PdL, una carica che fino ad un minuto prima della sua proclamazione non esisteva neanche nello statuto del partito, ora è chiamato a governare un partito che soffre per la caduta dell'ex premier e per la fine dell'alleanza con la Lega , che rischia di avere ripercussioni profonde sul prossimo voto. Per questo, ogni tanto, deve alzare la voce. Ecco allora che in questi giorni ha lanciato messaggi al Governo: guai a Monti se decide di occuparsi di Rai e di giustizia. Già, perchè il Governo aveva giustamente deciso di occuparsi della riforma della tv di Stato , ancora troppo in mano ai partiti, e aveva anche deciso di rendere molto più pesante il disegno di legge anticorruzione , presentato proprio dall'ex ministro Alfano, che non aveva nessun serio provvedimento per abbattere questa gravissima piaga. E' chiaro che al PdL non interessa perdere tu

La frase della settimana

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Il vincitore del nostro ambito premio per la "frase della settimana", questa volta è di sicuro il segretario politico nazionale del PDL, Angelino Alfano, che l'altro giorno, partecipando ad un convegno di una delle mille piccole sigle del PDL, ha detto: "Come PDL, avendone io parlato con il presidente del Consiglio Berlusconi, siamo già al lavoro. La prossima settimana convocherò un tavolo di soggetti istituzionalmente competenti per cambiare la legge elettorale . L'obiettivo del nuovo meccanismo è restituire ai cittadini il diritto di scegliersi deputati e senatori ... i candidati non devono essere calati dall' alto , ma spinti dal basso per essere rappresentativi dell' intero Paese e dei singoli territori". Visto il grande successo della raccolta firme contro il porcellum , Alfano subito si adegua , dimenticando che fino a pochi giorni fa hanno difesto strenuamente la legge elettorale, cambiata proprio da loro nel 2006, scritta dal precedente

La curva ultrà

del governo. Parliamo del TG1. Polemica sul Tg1. E sul caso Cosentino si è scatenata la polemica del Pd, che ha rilevato il silenzio del telegiornale della sera di Rai1. "Questa sera i telespettatori del telegiornale più importante del servizio pubblico hanno potuto sentire le voci del presidente del Consiglio, dei ministri Maroni, Alfano, Sacconi e Ronchi, del candidato alla presidenza del Piemonte Cota, ma non una sola voce del Pd", rileva Paolo Gentiloni. "Hanno saputo del 'complotto' pugliese ai danni di Berlusconi, dell'archiviazione dell'inchiesta a carico del ministro Prestigiacomo, ma non che la Cassazione ha confermato la legittimità della richiesta d'arresto per reati di camorra nei confronti del sottosegretario Nicola Cosentino". Rincara Vincenzo Vita, membro della commissione vigilanza Rai: "E' un obbrobrio assistere alla degenerazione del Tg1. Fu una grande testata, oggi è solo l'avamposto della curva ultrà del president