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La politica che produce antipolitica

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C’è una domanda alla quale non hanno ancora risposto Pier Luigi Bersani, Mario Monti e gli altri autorevoli esponenti parlamentari della maggioranza che in questi giorni si stanno impegnando per il No al referendum:  perché mai hanno votato a favore della riforma costituzionale quando il Parlamento ne ha discusso e oggi, fuori da quelle aule, indicano ai cittadini una strada del tutto diversa  da quella che loro stessi hanno percorso? È un interrogativo che va al di là della coerenza personale, investendo direttamente le fonti dell’antipolitica che si annidano anche nel rapporto tra parlamentari e opinione pubblica. Perché se è ragionevole immaginare che non possa esistere una verità per il Parlamento e una diversa verità per il Paese, ne consegue che  quel parlamentare che si esprime con il voto in una certa direzione per poi sostenere in pubblico l’esatto contrario contribuisce a demolire la credibilità delle istituzioni rappresentative  dinanzi ai cittadini.

Facciamo ordine

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E' sabato. Si conclude un'importantissima settimana per la politica Italiana. Settimana in cui si è detto di tutto : - Governo del presidente o di unità nazionale?  - Snello esecutivo tecnico o ampio gabinetto con dentro politici e attuali ministri?  - Al voto subito o dopo che un governo “unitario” si è accollato la responsabilità di misure economiche lacrime e sangue?  - O meglio ancora la terza via: governo elettorale che vari le misure anticrisi e poi voto in primavera ed esecutivo politico pienamente legittimato ad attuarle? Il quotidiano L'Unità ci aiuta a capire meglio cosa è successo e chi vuole cosa. DoppiaM NAPOLITANO Auspica la responsabilità di tutte le forze politiche per una «efficace e condivisa azione di governo». Il voto sarebbe una sciagura per lo spread: il Quirinale è dovuto intervenire per garantire ai mercati che le dimissioni di Berlusconi non sono una bufala e presto saranno «operative». MONTI L’uomo dei conti o il tecno-professore dei poter

L'Italia prima di tutto

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Questo governo ci ha precipitati nel discredito,  nell'umiliazione, nella totale mancanza di credibilità.  «Basta con i giochetti.  Ora un esecutivo di emergenza  per fermare la crisi sui mercati.  Se la destra non ci sta, subito alle elezioni».  Intervista a Pier Luigi Bersani di Simone Collini - L'Unità DoppiaM Questo governo ci ha precipitati nel discredito, nell'umiliazione, nella totale mancanza di credibilità». La preoccupazione per l'andamento della  Borsa  e per il nuovo record segnato dai  tassi d'interesse  dei Buoni del tesoro sembra quasi superare la soddisfazione per le annunciate dimissioni di Berlusconi. Dice Pier Luigi Bersani che la soddisfazione è «per come abbiamo condotto una battaglia che si sta rivelando positiva, per come abbiamo indotto il Parlamento a certificare la  crisi della maggioranza  col voto, e per come abbiamo ottenuto l'accelerazione della fase politica». Oggi viviamo «un disastro annunciato», dice guardando ai dati economi